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Questi testi li ho usati così.
I verbi in “isc” li ho già presentati, quindi li menziono brevemente, e gli dico di sottolinearli. I titoli dei film sono facilissimi da collocare.
Allora, gli dico di fare in spagnolo il riassunto della trama di uno dei film.
Sto attento alle parole che usano. Alla fine, gli chiedo: “e perché sai che si sta parlando di “dinero”?”
L’idea è che lo studente mi dica tipo: “Per la parola “denaro”.” E io: “Solo denaro? C’è un’altra parola che significa “denaro”? e cosí via.
L’idea è quella di chiarire, facendoli arrivare da soli fin dov’è possibile, a rendere conscio il significato di alcune parole (e di quelle che NON aveva capito). Questo si ottiene mediante il ragionamento traduttivo bisenso: “si he entendido que los dos carabineros se hacen amigos, es porque “diventano” significa “se hacen”. Hanno tradotto senza aggorgersene dall’italiano allo spagnolo (cosa che non serve a niente, purtroppo, quando si tratta di dover produrre) all’attività inversa: dallo spagnolo che hanno usato al termine italiano che hanno capito. E questo sí che può servire in fase di produzione. “Far rendere conto” allo studente che sta imparando.
Quando NON capiscono una parte della trama, gli chiedo: “certo, perché c’è una parola che non conoscete... quale?”. In questo modo mi dicono loro le “parole chiave”. Dopo un po’, gli faccio presente che sono quelle quelle che dovrebbero andare a cercare su un dizionario, e non “tutte” quelle che non capiscono, per una lettura efficace (non analitica).
È venuto bene. I “punti difficili”: far capire che “appuntamenti” = “citas” (in alcuni casi ci arrivano da soli, in altri no). “Rapporto”, “ricostruisce” (solo pochi gruppi non l’hanno capito). Arma (armada).
E i “micidiali”: RAGGIUNGERE (né “alcanzar” né “perseguir”: “unirse a él” è l’unica espressione che corrisponde. Non ci arrivano da soli, di norma). E “TORNANO”. Un verbo non trasparente, che si introduce per la prima volta, e che appare in un significato marginale, che non corrisponde a quello, molto più normale (e usato più avanti nel libro) di “regresar / devolverse”.
L’altra cosa micidiale che con questo sistema ho evitato è l’imbarazzo di fronte a tutta la frase: È PROPRIO IL CASO DI DIRE “AUGURI, PROFESSORE!”. Già l’espresione “auguri” merita un discorso a sé. Ma anche “essere il caso di” NON significa quello che sembra ad un ispanofono, che interpreta “es el caso”, e che ha tutt’un altro significato. Come se non bastasse, abbiamo anche “proprio” che non è stato presentato, non è trasparente, e non facilmente traducibile.
Una bella concentrazione di difficoltà sulle quali io, a questo livello, preferisco sorvolare.
Di volta in volta, gli studenti mi fanno notare cose nuove: “risolvere alcune missioni importanti e pericolose”, è particolarmente interessante.
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Andiamo al cinema
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